DALLA CRISI CONIUGALE ALLA SEPARAZIONE

Perché la coppia decide di separarsi?

La decisione di separarsi, in genere, viene presa perché si spera così di ottenere una qualità di vita migliore per sé, per il proprio partner e per i figli.
La fiducia e la speranza di poter essere amati in un modo più corrispondente alle proprie aspettative, è spesso la base di questa decisione.

Si mette fine ad una situazione infelice solo se, più o meno consapevolmente, si ha fiducia nella possibilità di essere felici (“Una famiglia come un’altra” Bernardini, 1997,ed. Rizzoli) . La separazione di fatto prima e legale poi non coincidono necessariamente con la separazione emotiva dei coniugi, anzi spesso questi due processi si verificano in tempi diversi.

La separazione emotiva

La separazione emotiva implica un processo che pone fine ai legami psicologici tra i due coniugi o che, comunque, li trasforma completamente (“Il terzo genitore, vivere con i figli del’altro” Oliverio Ferraris, 1997, ed. Cortina  Raffaello).

Non sempre entrambi i partner riescono a fare questo passo. Può succedere che uno dei due, in genere quello che richiede la separazione, elabori prima dell’altro il distacco ed è quindi più autonomo, mentre l’altro rimane emotivamente coinvolto e non riesce a superare quest’esperienza vissuta, nella maggior parte dei casi, come un fallimento personale, uno smacco o un affronto.

L’esperienza vissuta dal partner che subisce la separazione è molto simile a quella del lutto e si articola in varie fasi (“Il terzo genitore, vivere con i figli del’altro” Oliverio Ferraris, 1997, ed. Cortina  Raffaello) :

1- Fase di negazione: il coniuge che viene lasciato rifiuta la realtà dei fatti e cerca in tutti i modi di recuperare la relazione interrotta. Spesso usa i figli come tramite tra lui e il partner, inviando messaggi di riappacificazione e di implorazione a tornare insieme. Le emozioni prevalenti sono l’angoscia e la collera, che possono essere seguite dal desiderio di punizione e di vendetta. L’odio rimane il sentimento che lega i due partner, spesso con la stessa forza con cui li aveva uniti l’amore.

2- Fase della resistenza: gradualmente il coniuge acquista consapevolezza della fine del proprio rapporto coniugale. La rabbia per l’abbandono subito può essere riversata sul partner oppure trattenuta dentro di sé. Scontri e conflitti si inaspriscono per il rifiuto di concedere la separazione al partner. Ricatti, accuse, inganni, implorazioni sembrano essere l’unico modo per mantenere un rapporto con il coniuge.

3- Fase della depressione: in questa fase l’individuo prende atto dell’irreversibilità della situazione. Questo comporta un periodo di dolore, di scoraggiamento e di forte delusione.

4- Fase dell’accettazione: gradualmente il lutto viene elaborato e i sentimenti dolorosi legati all’abbandono si affievoliscono. E’ ora possibile guardare verso il futuro ed elaborare un progetto di vita separato da quello del partner.

Quando l’elaborazione della separazione emotiva non è completa permangono il senso di colpa e la collera, che possono alimentare dinamiche conflittuali nocive per gli ex coniugi e per i figli.

Il legame disperante (“Il legame disperante. Il divorzio come dramma di genitori e figli”, Cigoli, Galimberti, Mombelli, 1999, ed. Cortina Raffaello) assume diverse forme: in alcuni casi qualcuno nella coppia non può smettere di sperare in quel legame. Spesso in queste situazioni la fine del legame è intollerabile, il dolore non può essere affrontato poiché “l’oscura minaccia è quella di una condizione di vita infernale che prende forma in fantasmi di isolamento, estraniazione, marginalità riprovevole e pericolosissima” (“Il legame disperante. Il divorzio come dramma di genitori e figli”, Cigoli, Galimberti, Mombelli, 1999, ed. Cortina Raffaello).

In altri casi invece uno dei due partner, “dovendo salvare a tutti i costi se stesso come capace di legame, non può che cercare di togliersi di dosso l’altro, di annullarne e distruggerne la presenza quale vero e proprio essere alieno, contagioso e persecutorio.

In tal caso si tratta si la fine del legame, ma lo si fa tramite modalità scissionarie e proiettive che cercano di cancellare e persino denegare la storia e la propria partecipazione alla stessa.” (“Il legame disperante. Il divorzio come dramma di genitori e figli”, Cigoli, Galimberti, Mombelli, 1999, ed. Cortina Raffaello).

Dalla separazione al conflitto

Le difficoltà che i coniugi incontrano nel separarsi li conduce a seguire un iter giudiziario che spesso non fa che aumentare il livello del conflitto.

Avvocati, consulenti di parte, accuse reciproche, vendette, querele, denunce, e in tutto questo caos i figli con i loro bisogni di legame, di sicurezza e di sostegno, spariscono sullo sfondo della scena.

La mediazione familiare

E’ importante a questo proposito la nuova legge 54 del 2006 (Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1° marzo 2006) nella quale vengono introdotti l’affidamento condiviso dei figli ed il principio della bigenitorialità, inteso come diritto del minore. La stessa legge introduce anche alla funzione della mediazione familiareQualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli”.

 

Dott.ssa Laura Giarru­sso
Pedagogista  Anpe
Mediatore dei conflitti familiari Aimef
Via Buniva 14­  10064 Pinerolo (To)­
333.4913465­ giarrussolaura@libero­.it
www.lauragiarrusso.it

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